30
Apr

Un post a caso:
Senza scopo, perché?

   Posted by: sinicus   in Insegnamenti dei Maestri

Loriano Belluomini

“Prendo rifugio nella vacuità di tutti i fenomeni e di tutti i concetti …”

In un numero precedente (ottobre 2008) , abbiamo parlato del ‘senza scopo, senza direzione’ E’ difficile ma bello stare senza scopo. Si può praticare il ‘senza scopo’ durante la meditazione ma anche nella vita. C’è un rapporto complesso tra i due momenti. Nella seduta meditativa ci possiamo proporre il mantra ‘senza scopo / senza direzione’ ma possiamo anche chiederci da dove provenga questa parola d’ordine. Il meditatore sano non deve approdare a nessuna dogmatica.

Cosa c’è dunque a monte di questa frase?

Ricordo un fatto del mio inizio meditativo. Dopo due anni che praticavo, quindi nel 1989, mi accorsi ad un certo punto di come ci fosse qualcosa di sbagliato nello sforzo meditativo che facevo. Non che la tecnica fosse sbagliata: allora ero molto più ‘tecnico’ di ora, con una pratica di consapevolezza più strutturata. Mi accorsi comunque che c’era in essa qualcosa di malsano, questo desiderio di essere consapevolmente attento e preciso mi creava una certa tensione. Sentivo che c’era un desiderio forte che, pur avendo una valenza positiva ‘spiritualmente’, si volgeva in negativo, creandomi appunto tensione. Meditazione e tensione non vanno d’accordo. Illuminazione e tensione, me ne sarei accorto anni dopo, sono antitetici. Perciò l’ideale meditativo è quello di una presenza vigile ma non tesa.

In questo episodio isolai un elemento che era di fastidio. Come chiamarlo se non desiderio? Benché questo desiderio (di attenzione, di consapevolezza) fosse apparentemente positivo, esso, per sua natura, diveniva negativo implicando costrizione e repressione. Un dualismo fra l’essere e il dover essere insomma. In base a questo ho in seguito capito meglio la ‘genesi condizionata’ spiegata dal Buddha. Questa genesi condizionata indica gli elementi dinamici (non statici) che fanno sorgere i vari tipi di situazione. Al centro di questa rete di condizionamenti vi è appunto il DESIDERARE.

E’ sulla base del desiderare che sorge ogni situazione nel mondo degli esseri viventi (di ogni tipo- al contrario delle dottrine teiste/dualiste, il Buddhismo non prende in esame solo l’uomo ma tutti gli esseri viventi).

A sua volta il desiderare ha a monte qualche altra componente che ne determina il venire in essere. Non si desidera qualcosa se questo qualcosa non ci ha prima, in qualche occasione, fornito una SENSAZIONE piacevole, sia pure entrando in contatto semplicemente con gli organi di senso, anche solo con la vista o l’udito. Quindi il Buddha, il Risvegliato alla verità delle realtà [questo significa il suo nome] asserì che tutto nel mondo, incluse le speculazioni intellettuali, deriva dalla sensazione. E’ la sensazione (piacevole o spiacevole) che fa nascere il desiderio (o il suo rovescio, l’avversione).

Il desiderio implica voler afferrare o realizzare quello che si desidera (‘Ma la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie’ - F. de Andrè). Questa è la fase dell’AFFERRAMENTO che a sua volta dipende dal DESIDERARE che a sua volta dipende dalla SENSAZIONE. Ecco, ho spiegato con pochi concetti una teoria assai più complessa, quella del SORGERE DIPENDENTE.

Una volta capito cos’è il sorgere dipendente o genesi condizionata, possono sorgere vari interrogativi alla persona intelligente. Mi spiego: se questo mondo ha la sua nascita in questa serie di legàmi, come si può pensare che sia una pratica di liberazione, dalla miseria di questo stesso mondo, quella che ha implicito qualcuno di questi elementi?

Lo dicevo l’altro giorno, facendo jogging, ad una mia amica. Mi parlava criticando quelli della Soka Gakkai, con il loro discorso basato sul cercare di ottenere ciò che si desidera. A parte che io ritengo che non tutti gli esseri umani siano uguali come predisposizioni e che quindi per qualcuno vada bene anche questo (meglio che niente), facevo rilevare come questo avesse poco a che fare con il discorso originario del Buddha (loro si dichiarano buddhisti) con questo loro insegnare una sorta di preghiera per conseguire i propri desideri. Le dicevo anche di aver conosciuto, tra l’altro, delle persone che ne erano rimaste molto deluse non essendo, in effetti, riuscite ad ‘afferrare’ ciò che desideravano. E questo ha a che fare qualcosa con l’eliminazione della sofferenza che era il vero discorso del Buddha? Il desiderio alimenta il desiderio e prima o poi si incappa nell’insoddisfazione. “Tutti i tipi di preghiera” asserivo ” hanno in sé questo elemnto impuro, il desiderare, il voler soddisfare qualcosa”.

” Ci sono tipi di preghiera” disse lei” che non sono necessariamente così” .

” Credo comunque che ci sia sempre un dualismo, un porsi verso ‘qualcosa’ o ‘qualcuno’ che poi si risolve in una creazione concettuale. Si crea un’entità inverificabile e ci si pone in sua adorazione. Io penso invece che tutti i fenomeni e tutti i concetti siano privi di una verità assoluta; perlomeno quello che viene costruito in questo modo non ha niente di verificabile” .

Ecco il perché del ‘senza scopo / senza direzione’, senz’altro la pratica più povera e più scarna che esista. La pratica senz’altro più difficile, il deserto di tutti i concetti e, quando questi si presentino, la loro verifica tramite questa unità di misura: ‘E’ questo concetto senza scopo o ha uno scopo, dipendendo quindi dal desiderare?”. Questo crea davvero il deserto concettuale.



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30
Mag

Senza scopo

   Posted by: sinicus   in Newsletters a cura di Loriano Belluomini

Loriano BelluominiUna delle domande che prima o poi tutti si pongono : Che senso ha tutta questa sofferenza?. Soffrire noi per primi, vedere i nostri cari soffrire, vedere il mondo intero in tragedia: profughi, stragi, violenza, malattia, milioni di persone che muoiono di fame, la morte…Anche la fede più salda in un essere che ci ama e di cui saremmo figli- cos ci dicono- può vacillare. L’esperienza, infatti, che è l’unico mezzo primario valido di conoscenza, NON CONVALIDA ASSERZIONI COME QUESTA. Conoscete del resto un padre che esporrebbe i propri figli a sofferenze simili? Come lo giudichereste? Tutte le giustificazioni per un simile stato di cose li leggiamo solo sui libri. La nostra esperienza porta ad esse convalida?

Non si tratta qui di esporre un punto di vista diverso: si tratta di mettere in discussione gli abituali mezzi di conoscenza, vedere come essi sono in relazione al desiderare, al sentirsi soli in questo universo, in ultima analisi ai bisogni dell’ego. Da questo sorgono tutte le visioni del mondo, da questo sorge l’idea che vi sia uno scopo nell’esistenza del mondo e così via. Lo scopo della meditazione di consapevolezza e di visione profonda non è quello di sostituire un’altra visione, buddhista o che altro, a quella mondana attuale. Non ci si faccia alcuna idea di questo mondo disse un saggio anticamente. Si adotti invece un’attitudine di osservazione delle cose per quello che sono: che siano sensazioni, percezioni o fenomeni mentali. Riguardo soprattutto ai fenomeni mentali occorre stare attenti. E’ realmente difficile, per noi, accettare che una nostra opinione, una nostra percezione, sia solo un fenomeno mentale tra tanti altri. La prendiamo per garantita, ci attacchiamo ad essa e siamo pronti a difenderla contro altre opinioni. E’ questa una forma di attaccamento, di afferramento, che ci porta lontani dal conoscere.

Vedere le cose come sono e stare lontani dalle opinioni su di esse: QUESTA E LA MEDITAZIONE DI VISIONE PROFONDA. Quando anni fa il giornale Repubblica usc in edicola, lo fece con uno slogan assai interessante: I fatti separati dalle opinioni. E vero questo? I suoi redattori lo direbbero oggi? Benchè sia un buon giornale, non è certamente così, come non lo è per nessun altro giornale. Bisognerebbe che i redattori dei giornali avessero seguito una lunga pratica meditativa per riuscire a far sì che i fatti descritti non fossero influenzati dalle loro opinioni personali.

Perciò non ci si faccia alcuna opinione di questo mondo (Sutta Nipata, Atthakavagga 799). La visione profonda porterà a vedere inequivocabilmente il mondo come una serie di fenomeni fisici e mentali. Questa non sarà un’opinione, questo non sarà un punto di vista. Dove osserveremo un dato fisico sarà un dato fisico, dove osserveremo un dato mentale sarà un dato mentale. Basta, nessuna attenzione ai contenuti. Un’idea politica? E’ solo un’opinione basata sulle proprie predisposizioni; un’idea religiosa? Lo stesso precisamente! Un’idea filosofica? Anche! Un giudizio su qualcuno o qualcosa? Pure. E così via. E’ l’ego con le proprie predisposizioni a colorare la realtà. Se cominciamo a stare attenti in questo modo cominceremo a superare questo mondo fatto di predisposizioni e condizioni. Per approdare dove? Anche qui non ci si faccia nessuna idea particolare; in ogni caso, sbarazzandoci di opinioni ed afferramenti, si arriverà certamente ad essere più liberi e poi liberi completamente.

Non diamoci quindi scopi di alcun tipo nella meditazione: ogni scopo, diventando una costruzione, un oggetto, provocherà afferramento e porterà lontano dalla libertà E’ possibile aiutarsi, nella vita e nella meditazione, con questo “mantra”/aiuto-memoria: Senza scopo o meglio “Pura attenzione-senza scopo”. Quando la mente si distrae, possiamo ritornare al respiro o alle sensazioni fisiche o a questo mantra. Senza scopo è, in qualche modo, un equivalente di VACUITA’, ASSENZA DI UN SE’ ASSOLUTO. Occorre perciò semplicemente STARE, sia che si sia seduti, sdraiati, in piedi o in movimento. E, naturalmente, anche STARE ATTENTI. Ma rilassandosi, lasciando andare, identificando sensazioni, percezioni ed oggetti mentali come fossimo spettatori nella grande arena dei processi psico-fisici. Non c’è nulla da raggiungere se non la libertà, la liberazione, e la libertà non la puoi afferrare, anch’essa è vuota di contenuti. Ecco perché, personalmente, mi è di grande ispirazione quell’antica frase: Tutte le costruzioni condizionate sono impermanenti, tutte le costruzioni condizionate sono (perciò) insoddisfacenti, TUTTI I FENOMENI sono privi di un sé (reale). Tutti i fenomeni, CONDIZIONATI E INCONDIZIONATI. Perciò anche nella ricerca spirituale non vi è niente da raggiungere: la Liberazione è vuota, priva di un s!

Questo può sgomentare qualcuno. In realtà- e questo viene dalla mia esperienza personale- la stessa collina può essere vista da due versanti diversi. La mancanza di scopo può essere vista come terrore e disperazione oppure come libertà, felicità. Detta nei termini in cui la espone Nagarjuna, non vi è alcuna differenza tra il flusso del mondo condizionato e la Libertà assoluta, il nirvana. Il che non vuol dire che siano la stessa cosa. Ma si prova terrore, spavento, disperazione quando si è attaccati a qualcosa: in tal caso lo spavento viene nello scoprire la mancanza di senso nelle cose che più ci piacciono. E’ davvero terrore. Vi sembrerà esagerato ma è davvero così (ed è l’origine di tutti i tipi di depressione). La stessa consapevolezza è fonte invece di gioia, libertà. Perché? Perché se non si è attaccati a nulla, nulla ci può veramente più colpire! E’ questa la libertà assoluta, quando non c’è più nulla e nessun ego da difendere. Si può allora anche stare nel mondo dando importanza a tutto perchè non si dà importanza a niente.

Talvolta in un ritiro, quando si lasci andare e quindi si purifichi la mente abbastanza a lungo,si può arrivare a scoprire questa libertà, questa felicità. Non c’è scopo? Bene, sono libero. Tutti i fenomeni, condizionati e non, sono privi di sostanza reale? Bene, questo significa che posso vivere nel senza-scopo con rilassata consapevolezza. Non c’è nulla da raggiungere, nulla da afferrare. Forse ci sarà invece da lasciare andare?

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