Il Karma
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Lama Geshe Gedun Tharcin
Noi ci troviamo qui per approfondire il discorso sul Dharma: il Dharma definitivo è quello che si chiama Nirvana, la fine della sofferenza, la via per arrivare alla liberazione. Il Dharma, quindi, non è altro che la somma di tutti quei mezzi che portano alla liberazione, alla illuminazione: lo studio, l’ascolto e la contemplazione.
C’è un altro termine in sanscrito che prende il nome di Abidharma, e cioè la suprema realizzazione della natura. L’Abidharma è la diretta comprensione, il diretto apparire dell’ultima suprema comprensione dei fenomeni, quello che noi chiamiamo il supremo Dharma e cioè un mezzo definitivo per arrivare al Nirvana.
Quando parliamo del Dharma vuol dire che abbiamo a che fare con qualcosa che ci può condurre alla liberazione dalla sofferenza, alla liberazione dal Samsara.
Samsara e Nirvana sono due parti molto distinte: il Samsara è una grossa confusione, un ingarbugliamento; il Nirvana è uno stato mentale, uno stato di realizzazione in cui ogni cosa è chiara e limpida e non c’è confusione. Il fatto che noi stiamo cercando il Nirvana vuol dire che stiamo in uno stato di confusione. I mezzi per uscirne e raggiungere quello stato di realizzazione, di chiarezza, che è invece il Nirvana, sono chiamati appunto Abidharma.
L’Abidharma è l’ultima realizzazione della vacuità, è l’ultima realizzazione della realtà, è l’ultima realizzazione della reale natura delle cose. Il percorso è semplice: Samsara, Abidharma e poi Dharma, ovvero il Nirvana.
Questo è il livello convenzionale dell’Abidharma, al contrario del livello ultimo cioè quello della reale comprensione della vera natura delle cose. Quindi quello che chiamiamo l’Abidharma convenzionale, che è correlato con l’Abidharma tradizionale, sono tutti quei mezzi per raggiungere l’ultimo Abidharma. Tali mezzi sono lo studio e la contemplazione ed entrambi ci permettono di comprendere la reale natura delle cose.
In questo momento noi viviamo nel Samsara indipendentemente dal fatto che siamo Buddha, Arhat o Bodhisattva e vogliamo uscire fuori dal Samsara. I mezzi che ci permettono di uscire dal Samsara sono correlati al Karma, poiché noi viviamo nel Samsara a causa del Karma: per uscire dal Samsara, dobbiamo cambiare il nostro Karma, cioè il nostro lavoro personale, qualcosa di concreto. Tutto ciò che succede nel Samsara dipende dal Karma.
A volte ci domandiamo come è possibile che tante cose sono prodotte dal Karma, è qualcosa di difficile da immaginare.
Il Buddha ha detto che comprendere i funzionamenti sottili del Karma, è più difficile che comprendere il concetto di vacuità. Inoltre, ha anche detto che tutti gli esseri supremi, Bodhisattva e Arhat possono aver compreso i concetti della vacuità, ma come funziona la vacuità, comprendere i sottili livelli del Karma può farlo solo un Buddha. Quindi non possiamo aspettarci di comprendere tutto quello che riguarda il Karma, questo è impossibile. Farò comunque del mio meglio per cercare di spiegarlo.
Come possiamo comprendere che tutti i diversi aspetti, tutte le diverse cose sono prodotti dal Karma? Innanzitutto vediamo la definizione di “Karma”: secondo i testi classici tibetani, è uno stato mentale. Ci sono due livelli mentali: uno è la mente temporanea, e cioè la mente che appare e scompare, e l’altro è la mente principale.
Il Karma è collegato alla mente secondaria, cioè a quella mente che appare e scompare: per esempio, la rabbia appartiene alla mente secondaria e non a quella primaria perché noi non siamo sempre arrabbiati, ma questo stato mentale va e viene. Ciò non vuol dire che se noi non siamo arrabbiati abbiamo abbandonato la rabbia, poiché è dentro di noi, nelle nostre profondità e come se stesse in uno stato di sonno.
Questa è una caratteristica della mente temporanea, qualcosa che va e viene, appare e scompare, a seconda delle differenti condizioni. La mente secondaria può essere tradotta come intenzione. Questa intenzione accompagna ogni funzione mentale e ci sono cinque menti che praticano l’intenzione: la prima è la sensazione, la seconda è la concezione, la terza è l’intenzione, la quarta è l’ispirazione e infine la quinta è il contatto. Queste cinque menti onnipresenti sono quelle che accompagnano ogni funzione mentale. Per quanto riguarda la sensazione ci sono tre tipi di sensazioni: piacevole, non piacevole e neutra.
Possiamo dire che ogni cosa che io faccio è sempre accompagnata da intenzioni, da motivazioni. Anche gli stati mentali positivi come la comprensione e la benevolenza sono accompagnati da questi cinque stati mentali. Anche gli stati mentali negativi come la rabbia, e l’odio sono accompagnati da questi cinque stati mentali. Anche quando siamo arrabbiati c’è sempre una intenzione dietro la nostra rabbia. In quella intenzione c’è l’aspetto principale di quello che chiamiamo Karma.
Dal punto di vista psicologico è abbastanza chiaro come si crea il Karma. Se per esempio diamo del denaro a dei mendicanti in strada questo crea un buon Karma, ma come viene creato un buon Karma in quel momento? Perché in quel momento abbiamo una buona intenzione, una intenzione positiva che crea quello che viene chiamato il buon Karma.
Il fatto di produrre frutti spirituali è molto più potente del produrre aspetti materiali.
Il Buddha fa l’esempio del seme di sesamo che è molto piccolo però può produrre un grande albero. Lo stesso vale per noi una piccola intenzione positiva può produrre un grande frutto.
Quindi è chiaro come sia possibile produrre un buon Karma. Non è qualcosa a cui noi dobbiamo dare una fiducia cieca: si può sperimentare. Il Karma positivo crea risultati positivi, il Karma negativo crea risultati negativi. Se qualcuno crea un Karma negativo questo non scomparirà mai e darà sempre i suoi frutti.
Ci sono quattro caratteristiche del Karma: la prima è la certezza del Karma (è certo che un Karma positivo crea un risultato positivo e viceversa), la seconda è che noi non incontriamo mai nessun tipo di Karma che non sia stato creato da noi stessi (questo vuol dire che se hai creato un Karma positivo o negativo io non posso sperimentarlo al tuo posto, ma è tua piena responsabilità), la terza caratteristica è che se noi creiamo un Karma positivo o negativo questo non scomparirà, non andrà perduto.
Ci sono delle eccezioni, dei metodi che hanno la possibilità di cambiare o di estinguere il Karma, però questo non è affatto facile. La quarta caratteristica è che un piccolo Karma positivo può generare un grande frutto. Queste quattro caratteristiche del Karma sono la base dell’insegnamento del Buddha.
L’insegnamento del Buddha si può condensare in tre semplici versi: fare del bene, non fare del male e cercare di addestrare la mente. Il risultato delle cose cattive è la sofferenza. Il risultato delle cose positive è la felicità. Queste cose sia che siano positive che negative, buone o cattive dipendono dalla nostra intenzione mentale e cioè dal Karma.
Cercare di addestrare la mente, cercare di dominare la mente vuol dire dominare le nostre intenzioni, rivolgerle al positivo. Quindi nel verso che dice di non fare delle cose cattive, non fare del male, Buddha condensa tutto il suo insegnamento che riguarda l’etica. Se si dimora nella moralità, nell’etica, sarà impossibile fare delle cose cattive. Il primo verso dice: “Fai cose buone, fai del bene” in quel verso è condensato l’insegnamento del Buddha per quel che riguarda la concentrazione. La principale sostanza della concentrazione è la consapevolezza mentale, se qualcuno vigila nella consapevolezza, farà delle cose buone.
Quando noi perdiamo la nostra consapevolezza, facciamo cose sbagliate, cose cattive. Il terzo verso dice “Cerca di dominare la tua mente”, in quel verso è concentrato l’insegnamento del Buddha per quel che riguarda la saggezza, cercando di sviluppare le tue qualità positive. Quindi la saggezza vuol dire cercare di determinare bene ciò che è sbagliato e ciò che è positivo. Noi commettiamo degli errori perché non abbiamo una visione chiara. Al contrario se noi avessimo una visione chiara di ciò che è buono e di ciò che è cattivo ci asterremmo dal commettere errori. Quindi bisogna avere una buona base di moralità e sviluppare la concentrazione.
Una volta che si è ottenuta la moralità e la concentrazione si sviluppa la saggezza. Nell’insegnamento del Buddha sono molto famosi i cinque precetti fondamentali. Essere radicati nei cinque precetti vuol dire evitare di essere coinvolti nelle cose negative. Inoltre ci sono le dieci azioni virtuose e le dieci azioni non virtuose e queste a loro volta sono suddivise in tre categorie: le azioni verbali, le azioni fisiche e le azioni mentali. Le azioni principali sono le azioni mentali: dalle azioni positive o negative di tipo mentale derivano le azioni fisiche e poi le azioni verbali.
Credo che per ora sia meglio fermarci qui.
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