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« E cosa è mai, o monaci, questo sentiero di mezzo realizzato dal Tathāgata che produce la visione e la gnosi, e che guida alla calma, alla perfetta conoscenza, al perfetto risveglio, al nibbāna? Esso il Nobile ottuplice sentiero, ovvero la retta visione, il retto intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale, la retta concentrazione.» (Buddha Shakyamuni Dhammacakkappavattana Sutta, Saṃyutta-nikāya, 56,11. [1] )
Il Nobile ottuplice sentiero (sanscrito आर्याष्टाङ्गिक मार्ग ārya aṣṭāṅgika mārga, pāli ariya-aṭṭhaṅgika-magga, cinese 八正道 bā zhèngdào Wade-Giles pa-cheng-tao, giapponese hasshōdō, tibetano ‘phags-lam yan-lag brgyad, coreano 팔정도 p’al chŏngdo, vietnamita bát chánh đạo) corrisponde all’ultima delle Quattro nobili verità (sanscrito Catvāri-ārya-satyāni, pāli Cāttari aryasaccāni), la dottrina buddhista riportata nel Canone pāli all’interno del Saṃyutta-nikāya (nel Dhammacakkappavattana Sutta[2]) e nel Canone cinese nello Záhánjīng (雜含經, giapp. Zōgon agonkyō, collocato nello Āhánbù, T.D. 99.2.1a-373b) che poi è la traduzione in cinese del testo sanscrito Saṃyuktāgama al cui interno è collocato il Dharmaçakrapravartana Sūtra. Da tener presente che i due testi appartengono a due scuole differenti del Buddhismo dei Nikaya. Il primo appartiene alla scuola cingalese Theravada e proviene, probabilmente, dalla scuola indiana Vibhajyavāda; il secondo appartiene invece alla scuola Mulasarvāstivāda che deriva a sua volta dalla scuola Sarvâstivāda.
Il titolo di questo sūtra buddhista può essere reso in italiano come “Discorso della messa in moto della ruota del Dharma” (pāli: Dhamma).
Secondo la tradizione è il primo insegnamento del Buddha Shakyamuni, tenuto al Parco delle gazzelle di Sarnath, vicino a Varanasi (detta anche Benares), all’età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya (nell’odierno stato del Bihar) aveva raggiunto il risveglio spirituale.
William Chu[3] ha evidenziato quattro modelli di interpretazione del “sentiero” buddhista.
Il primo modello prevede di sviluppare gli “Otto sentieri” con un approccio “olistico”, perfezionandoli contemporaneamente e in modo equilibrato. Questo implica che non occorre predisporre un ordine sequenziale di questi sentieri ma, piuttosto, l’indicazione che il percorso buddista tenda complessivamente a tutte le sfaccettature di una singola attività quotidiana, sia mentale che fisica, verbale o spirituale.
Secondo modello
Nel secondo modello il “Nobile ottuplice sentiero” può essere considerato secondo tre tipologie di perfezionamento denominate in sanscrito trīṇiśikṣaṇi o śikṣā-traya [4], (pāli tisikkhā, cin. 三學, sān xué, giapp. san gaku, tib. bslab pa gsum). Questo ordinamento prevede una “spirale” di perfezionamento. Ogni passo procede ad un elevamento verso quello successivo che poi spinge quello che lo precede.
1. la “prima tipologia di perfezionamento” viene denominato in sanscrito adhiśīlam (cin. 戒學 jièxué, giapp. kaigaku) e riguarda la moralità (sīla):
1. Retta Parola (sammā vācā) cioè l’assunzione della personale responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che esse non producano effetti nocivi sugli altri e di conseguenza a noi stessi; ciò significa anche che il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondere ad esso.
2. Retta Azione (sammā kammanta) cioè l’azione non motivata dalla ricerca di egoistici vantaggi, svolta senza attaccamento verso i suoi frutti. È anche “l’azione che si conforma correttamente alla situazione”, nel senso in cui non c’è più distinzione fra l’azione individuale e personale e l’azione del karma cosmico in relazione all’evento in cui l’agire individuale e personale si determina. In questo caso il corretto agire individuale armonizza in modo talmente perfetto il karma specifico prodotto dall’azione individuale al karma cosmico, da non consentire più che il karma individuale si distingua da quello universale e di esso viene quindi a costituire una sua intima ed indistinguibile componente. Per questo motivo la “retta azione” è anche considerata un “agire senza agire”.
3. Retta Condotta di vita (sammā ājīva) cioè vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri. Questo comporta anche la corretta padronanza delle proprie intenzioni, in modo che esse siano sempre orientate e dirette lungo la linea mediana di condotta di vita (majjhimā pāṭipada) attraverso una corretta azione (sammā kammanta).
2. la “seconda tipologia” (adhicittaṃ 定學) riguarda la specificità della meditazione (samādhi):
1. Retto Sforzo (sammā vāyāma) cioè lasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari. Significa anche confidare nella bontà della propria pratica buddhista perseverando con un corretto ed equilibrato impegno nello sforzo, motivato dalla fede (saddhâ) che al buddhista praticante proviene dai risultati ottenuti nell’avanzamento lungo il persorso della propria personale realizzazione spirituale e nell’avanzamento verso una sempre maggiore capacità di esercitare una corretta azione (sammā kammanta) nella propria pratica buddhista.
2. Retta Consapevolezza (sammā sati) cioè la capacità di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall’attaccamento (trsna)
3. Retta pratica della meditazione (sammā samādhi) cioè la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di sé stessi durante la pratica della meditazione (dhyāna, sans., jhyāna, pāli, zanmai, giapp.).
3. la “terza tipologia” (adhiprajñaṃ 慧學) (riguarda la saggezza (prajna, sans., pañña, pāli):
1. Retto intendimento (sammā diṭṭhi) cioè il riconoscimento delle “Quattro Nobili Verità” attraverso la loro corretta conoscenza e la conseguente loro corretta visione.
2. Retta risoluzione (sammā sankappa) cioè il corretto impegno sostenuto dalla corretta intenzione nel padroneggiare il trsna (l’attaccamento al desiderio di vivere, alla brama ed all’avidità di esistere, di divenire o di liberarsi, al desiderio di affermare il proprio «sé esistente») in modo da manterene la corretta aspirazione che consegue alla corretta motivazione, al fine di non lasciarsi condizionare dalla «sete di esistere», causa del SamsāraTerzo modello
Il terzo modello di Via buddhista (intesa sempre come quarta verità delle Quattro nobili verità) è segnalato come “immediato” o “subitaneo”. Esso ha come obiettivo quello di portare il praticante al di là del condizionato (san. saṃskṛta, pāli saṃkhata, cinese 有爲 yǒuwéi, giapp. ui tib. ‘dus byas) regno del graduale e degli sforzi deliberati per raggiungere la “illuminazione”. Robert E. Buswell Jr, e Robert Gimello hanno descritto diversi esempi in cui un tale “anti-marga” ha prevalso come modello[5]
Quarto modello
Note
1. ^ Tratto da La Rivelazione del Buddha – Volume primo – I testi antichi. A cura di Raniero Gnoli. Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2001, pag. 6.
2. ^ Qui disponibile in versione inglese: [1]
3. ^ In Path. Encyclopedia of Buddhism, Robert E. Buswell, Ed., McMillan USA, New York, NY, 2004, pag.635-40.
4. ^ Il termine sanscrito śikṣā (cinese 學 xué, giapp. gaku, tib. slob pa) ha come significato quello di addestramento, perfezionamento o studio.
5. ^ «E così i testi buddhisti abbondano di tali apparenti contraddizioni come il dichiarare che il frutto (phala) della pratica in realtà è una causa impedente (hetu) delle sue proprie pratiche causali, o la dichiarazione che la pratica e la realizzazione sono in realtà indistinguibili l’una dall’altra, o il sostenere che la realizzazione improvvisa precede e abilita la pratica graduale, come pure la convinzione che tutta la fiducia orgogliosa nell’essere il “proprio potere” (jiriki) sufficiente quando impiegato in “pratiche difficili” (nangyo) debba cedere umilmente il posto alla “pratica facile” (igyo) tramite la quale si accetta l’”altro potere” (tariki) del trascendente.» Tradotto da: Buswell, Robert E., Jr., e Gimello, Robert M., ed. Paths to Liberation: The Marga and Its Transformations in Buddhist Thought. Honolulu: University of Hawaii Press, 1992., p. 24)Bibliografia
* Buswell, Robert E., Jr., e Gimello, Robert M., Paths to Liberation: The Marga and Its Transformations in Buddhist Thought. Honolulu: University of Hawaii Press, 1992.
* Gethin, Rupert. The Buddhist Path to Awakening: A Study of the Bodhi-Pakkhiya Dhamma. Leiden, Netherlands: Brill, 1992.
* Jayatilleke, J. N. Early Buddhist Theory of Knowledge. Delhi: Motilal Banarsidass, 1963.
* Ñanarama. The Seven Stages of Purification and The Insight Knowledges: A Guide to the Progressive Stages of Buddhist Meditation. Kandy, Sri Lanka: Buddhist Publication Society,1983.
* Takeuchi, Yohinori, et al., Buddhist Spirituality: Indian, Southeast Asian, Tibetan, Early Chinese. New York: Crossroad, 1997.
* Vetter, Tilmann. The Ideas and Meditative Practices of Early Buddhism. Leiden, Netherlands: Brill, 1988.





